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Elia Frapolli Consulenza e Turismo

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Intervista con Elia Frapolli: il nuovo modo di concepire il viaggio

L'osservatore, 2 maggio 2020

Elia Frapolli, consulente turistico, già direttore di Ticino Turismo, nel mese di aprile ha lanciato l’interessante iniziativa di quattro seminari, webinar, live talk gratuiti e interattivi “per preparare con positività la ripartenza del turismo ticinese e guardare insieme oltre la crisi”. Il 9 aprile, Emma Taveri, CEO di Destination Makers, ha tenuto una relazione su Destinazione domani, in viaggio dal dove al perché. Il caso di Recharge in Nature. Il 10 si è svolto l’incontro con l’architetto Paolo Scoglio, specializzato nella progettazione di moduli per la micro-ricettività in Natura. Il 15, con Tommaso Peduzzi, Country Manager per l’Italia Regiondo, uno tra i booking system più innovativi per la gestione multicanale delle attività, si è approfondita la questione di come posizionarsi, promuovere e vendere online, ovviamente nell’ambito del mercato turistico, mentre Antonio Trani si è soffermato su esperienze e destinazioni meno consuete per attrarre il turista di domani. Si è chiuso il 17 sui temi enogastronomici. Di questo e del futuro abbiamo parlato con Frapolli.       

 

 Come è nata l’idea di questi seminari?

È una iniziativa nata in modo abbastanza spontaneo. Con colleghi e amici ci siamo detti: in questo momento di stop, in cui gli operatori turistici sono a casa, anche preoccupati di quello che succederà proprio nel bel mezzo delle vacanze pasquali che normalmente segnano il periodo di lancio della stagione turistica, perché non portare un po’ di luce, di speranza con dei temi che guardano al futuro? Infatti il webinar si chiama fu-turismo, giocando tra passato e futuro. E l’idea è stata di avere ospiti provenienti dall’esterno, che ci portino casi di studio per riflettere su diverse tematiche. Con Emma Taveri si è parlato delle diverse destinazioni e modi di viaggiare in futuro, ma poi c’è stato un seminario sulle possibilità di soggiorni nella natura, tra l’altro un tema attuale oppure andando a vedere la gastronomia con ospiti interessanti come ad esempio Pietro Leemann che è stato il primo chef stellato vegetariano in Europa.

Ha avuto un buon riscontro a livello d’iscrizioni?

Oltre ogni aspettativa, quando lo abbiamo creato non pensavamo alla rispondenza, vedere arrivare al primo seminario quattrocento iscritti, lo abbiamo trovato eccezionale. I successivi si sono attestati sui trecento iscritti. Per la nostra piccola realtà ticinese è importantissimo, è un segno che gli operatori turistici non hanno nessuna voglia di arrendersi, guardano oltre la crisi, anche se adesso sono ancora fermi e fare previsioni è impossibile.

Anche perché la macchina organizzativa del turismo è complessa, coinvolge molteplici attività…

Il turismo è uno dei settori che in questo momento soffre di più. Se c’è un bisogno che oggi non è necessario, anzi è un problema, quello è il viaggiare. Ma è anche vero che il turismo è uscito da crisi simili e si è sempre ripreso, perché la voglia di muoversi, di scoprire è sempre tornata anche dopo, ad esempio, le guerre mondiali. È chiaro che ci vorrà del tempo, il difficile in questo momento è capire quando si ripartirà. L’elemento chiave di webinar è di dire: non perdiamo questo momento di stop ma approfittiamone per cercare di capire quale sarà il nuovo modo di fare turismo, perché ciò che è sicuro è che il turismo che vedremo dopo questa crisi non sarà più quello di prima, non torneremo uguali a prima. La sfida degli operatori è di anticipare i tempi e di adattarsi alle esigenze che arriveranno. Perché la crisi ha anche questo aspetto di portare ad accelerare cambiamenti che sarebbero avvenuti comunque ma non così velocemente. 

Non si possono dunque fare delle previsioni sui tempi di una ripresa? Perché con questo virus diventerà difficile capire quando veramente sarà scomparso, se non è più da noi, può sempre diffondersi da qualche altra parte…

Per questo è difficile fare delle previsioni ed è compito degli esperti. Quello che posso dire è che ci saranno cambiamenti, i viaggi a lungo raggio, in aereo, subiranno una flessione, invece ci saranno opportunità per quelli di prossimità e il Ticino allora potrebbe posizionarsi come una meta interessante. A breve termine, penso all’estate, le valli con i loro grandi spazi si adattano meglio alle esigenze della distanza sociale a cui occorrerà attenersi. E lo si vede già in sede di prenotazioni, anche per i rustici, le case di vacanza hanno meno problemi. 

È quello che dicono in tanti, che si svilupperà un turismo interno al paese.

Sì, è quello che dicevo, soprattutto un turismo periferico, nella natura, si evolverà un trend che era comunque già in atto, quello dell’ecologia, di cui si parlava tantissimo, prima della pandemia. La crisi può offrire anche delle opportunità che occorre saper cogliere. La vacanza più compatibile con il post-Covid 19 con i suoi aspetti anche positivi, viaggiare senza spostarsi troppo e con meno impatto dannoso per trasporti e affollamenti.

Una crisi che inciderà fortemente sul settore, in ogni caso. La sopravvivenza di alcuni è a rischio.

Sì, adesso è tutto completamente fermo. Le strutture che erano già fragili non ce la faranno. E dopo la crisi si riprenderà in modo soft, perché ci sarà ancora paura, non molta voglia di viaggiare. La crisi durerà a lungo.

La Confederazione ha previsto però aiuti anche per il vostro settore?

Sì, come sostiene gli altri settori, lavoro ridotto, prestiti a zero interessi. Si discute molto quali altre modalità di aiuto potrebbero essere importanti nella fase 2, ma è un dibattito ancora aperto.

Pensa di organizzare altri seminari online?

Potremo valutare se continuare con questa o un’altra formula, tutto è in evoluzione. Quelli organizzati sono andati bene. Per il resto, vedremo.